La parola agli architetti 08/2020

Moltissimi poeti e artisti hanno esplorato il simbolismo della soglia, luogo di confine tra il mondo conosciuto e quello sconosciuto: non a caso, ha un che di romanzesco il contributo di Luigi Ferrando, vicecoordinatore del focus group OAT Interiors, che indaga proprio le potenzialità progettuali dell’ingresso di casa.

Zona di filtro che separa l’interno dall’esterno, in questa fase di post-pandemia sarà indispensabile riscoprire e saper riorganizzare lo spazio di accesso alle abitazioni. Ecco un nuovo spunto della nostra rubrica per il manifesto “Architettiamo la città per la fase due”.

La soglia

Uscendo di casa ripeto mentalmente l’elenco delle cose che non devo dimenticare, fazzoletto, orologio, portafoglio, patente, telefono, occhiali e chiavi. Sono oggetti che mi servono là fuori, dove i comfort della casa sono assenti. Dimenticare anche solo qualcosa sarebbe un guaio. Lo faccio io, lo faceva nello stesso modo mio nonno, eccezion fatta per il telefono. È una ripetizione quasi rituale che non ha nulla di veramente consapevole ma che è comunque efficace. La forza della ripetizione, dell’abitudine, della procedura. Rientrando la si esegue al contrario, ci si sfila le scarpe, si posa la giacca, ci si toglie di tasca gli oggetti, si ripongono al loro posto le chiavi, si indossano pantofole o ciabatte, si sistema la spesa. 

Sono molte le azioni che si svolgono a cavallo della soglia della propria casa, che assume infatti una valenza simbolica in tutti gli schemi culturali. Basti pensare ai Lari e ai Penati romani o all’abitudine di varcare la soglia con la propria sposa in braccio. Da una parte il mondo conosciuto, intimo, dall’altra quello esterno, con le sue piccole e grandi avventure. La porta è un filtro dal quale lasciar passare solo ciò che si desidera, lo testimonia il campanello, per annunciarsi e lo spioncino, finestra unidirezionale sull’esterno.
Davanti, lo zerbino, un chiaro invito a pulirsi accuratamente le suole. L’area appena successiva alla porta è anche guardaroba, ripostiglio di oggetti sempre pronti all’uso, ombrelli, sacchetti, sporte e bastoni. Spesso vi è un porta mantelli, un portascarpe, un cestino dell’immondizia, il calzascarpe appeso, la scatola con le chiavi della cantina, del contatore, del garage e della macchina, alcune volte lo specchio per un’ultima occhiata.

Tuttavia, nei nostri alloggi piccoli o piccolissimi queste funzioni si sono disperse e dimenticate. La porta di ingresso apre direttamente sulla zona living, i cappotti degli amici finiscono sul letto, le scarpe non si tolgono perchè pare scortese, le chiavi finiscono sul tavolo della cucina insieme con le buste della spesa. In generale è molto diminuita l’abitudine a cambiarsi e mettersi in veste casalinga.
I recenti eventi sanitari hanno tuttavia riportato all’attenzione il problema delle procedure di entrata e uscita dal domicilio, ulteriormente complessificate dalla presenza delle mascherine, dei guanti, dalla necessità di sanificare mani e prodotti. Hanno reso evidente la necessità di cambiarsi d’abito e di calzature, di confinare e gestire meglio ciò che arriva dall’esterno.

L’architettura di quel piccolo luogo che è la soglia dovrà evolversi consentendo di gestire in sicurezza le procedure, organizzando, pianificando, agevolando. Tornerà ad essere importante il mobile ingresso, che con la sua sommatoria di semplici funzioni farà le veci dei numi tutelari.

Luigi Ferrando, architetto, vicecoordinatore del focus group OAT Interiors

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