Rigenerazione al Mipim

L’investimento in Europa in progetti per la rigenerazione urbana nel 2018 è stato pari a 100 miliardi di euro, di cui 10 milioni a Milano. Secondo i dati presentati al Mipim da Kempen, l’Italia è un Paese su cui il mercato immobiliare ha interesse a investire grazie alla coesistenza di due fattori rilevanti: l’alto livello di qualità della vita e il basso costo degli investimenti, due aspetti che spesso non sono compresenti. Tuttavia i processi di rigenerazione attuali sono diversi dalla riqualificazione degli anni ’80 e ’90.

15 anni fa, nel momento in cui avviava un intervento, il gruppo australiano di sviluppatori Landlease acquistava i terreni. Ora, invece, il rapporto pubblico-privato è cambiato: il pubblico è parte del processo di rigenerazione, non ha entrate economiche immediate e si assume il rischio dell’operazione, ma ne governa il processo.

Questa partnership pubblico-privato è fondamentale. I privati infatti investono solo quando il pubblico è presente, guida il percorso e ha competenze specifiche. E per pubblico non ci si riferisce solo agli amministratori locali, ma anche al governo centrale e ai cittadini.

L’esperienza di Milano ancora una volta è portata ad esempio: l’allora sindaco Gabriele Albertini comprese che la rigenerazione urbana sarebbe stata il futuro, la direzione da prendere. Le amministrazioni successive, anche se di colore politico diverso, hanno saputo proseguire sulla stessa strada, dimostrando agli investitori di avere una direzione chiara e precisa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ora Milano sviluppa progetti al livello delle grandi città europee.

Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica della Città di Milano, sottolinea: “gli investitori da noi non sono soli. Noi creiamo le condizioni per aiutare gli investitori privati. A Milano, come nella maggior parte delle città italiane, la presenza di un ricco patrimonio storico architettonico non offre spazi per nuovi interventi, ma si possono ripensare le periferie. Il compito dell’amministrazione è quello di sviluppare le infrastrutture per stimolare e guidare gli interventi nelle aree meno centrali, favorendo la nascita di nuovi poli di attrazione”.

Nel prossimo futuro il tema della rigenerazione sarà sempre più all’ordine del giorno: attualmente il 75% della popolazione europea vive in contesti urbani, nel 2050 tale dato salirà all’85%. Inoltre, è cambiato il modo in cui utilizziamo lo spazio fisico, pubblico e privato, e questo inevitabilmente influenzerà il modo in cui si progetterà e si investirà. Le città, come è noto, competono in talenti e tecnologie; è compito di chi gestisce il processo e pianificherà il suo sviluppo favorire la diversità e la mixité, creando città per tutte le tasche.

Nei discorsi pubblici, si parla sempre della rigenerazione di Milano e Roma, tuttavia gli investitori sono più interessati ai contesti urbani di dimensione inferiore. All’estero, in particolare in Francia e in Germania, questo è già stato compreso ed è piuttosto evidente visitando gli stand del Mipim, dove le capitali sono affiancate alla presentazione dei progetti per Hannover, Dresda, Lipsia,…

Secondo uno studio presentato da Evelina Marchesini de Il Sole 24 Ore, la classifica delle città italiane per potenzialità di attrazione vede Torino al quarto posto, dopo Milano, Firenze e Bologna e prima di Roma che risulta quinta classificata.

Esiste dunque un potenziale che deve ancora essere espresso. Per Mario Cucinella: “le città italiane devono copiare da Milano e devono ricominciare a guardare il futuro”.

 

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