La crisi abitativa richiede risposte urgenti, ma anche la capacità di guardare oltre l’emergenza. È questo il messaggio emerso dalla giornata “Piano Casa e progetto”, promossa dall’Ordine degli Architetti di Torino il 22 ottobre all’Energy Center del Politecnico, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni nazionali e territoriali, professionisti, amministrazioni, imprese e operatori del settore.
La presenza del Commissario straordinario per il Piano Casa, Felice Squitieri, e del Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Alessandro Panci, ha rappresentato un’occasione importante per confrontarsi direttamente sulle prospettive di attuazione del Piano e sul contributo che le competenze professionali possono offrire.
Il confronto della mattina, dedicato alle politiche abitative e alla committenza territoriale, ha consentito di mettere in relazione obiettivi nazionali, bisogni locali e capacità operativa di amministrazioni, enti gestori e imprese. Il pomeriggio ha ampliato la riflessione alla qualità architettonica, alla sostenibilità economica degli interventi, ai modelli europei e al ruolo del lavoro professionale.
Il tema trasversale è stato il valore del progetto: non soltanto quante abitazioni recuperare o realizzare, ma quale qualità dell’abitare garantire alle persone e ai territori.
«Il Piano Casa rappresenta un’occasione importante per affrontare l’emergenza abitativa, ma anche per ripensare la qualità del patrimonio e delle nostre città. Recuperare un alloggio non significa soltanto renderlo nuovamente assegnabile: significa garantire condizioni di vita adeguate e costi di gestione sostenibili nel tempo. La buona architettura non è un lusso né un sovraccosto, ma una componente essenziale dell’investimento pubblico. Accogliamo con interesse la proposta del Commissario Squitieri di aprire un percorso di confronto e sperimentazione: Torino e il Piemonte hanno competenze e capacità progettuali da mettere a disposizione e, come Ordine, siamo pronti a contribuire attivamente.» Roberta Ingaramo
Recuperare significa anche migliorare
Il primo pilastro del Piano Casa riguarda il recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale, con l’obiettivo di rendere nuovamente disponibili circa 60 mila alloggi. È una priorità che l’Ordine condivide pienamente, perché risponde a bisogni immediati di persone e famiglie.
La necessità di agire rapidamente, tuttavia, non deve tradursi in interventi frammentati, affrontati come una successione di singole lavorazioni manutentive.
Anche il recupero di un solo alloggio richiede conoscenza dello stato dell’immobile, capacità di individuare le soluzioni più appropriate e attenzione ai costi che le scelte progettuali produrranno negli anni. Salubrità, luce naturale, comfort, accessibilità, efficienza degli impianti e durabilità dei materiali sono componenti essenziali della qualità abitativa.
Quando la scala dell’intervento lo consente, occorre inoltre considerare gli spazi comuni, il verde, i servizi e le relazioni con il quartiere.
La casa non può più essere considerata un’unità isolata: è parte di un sistema di relazioni, servizi e spazi urbani.
Il confronto ha richiamato anche le riflessioni sviluppate durante il Festival dell’Architettura “Chi abiterà le case vuote?”, sul rapporto tra patrimonio inutilizzato, trasformazioni della domanda abitativa e necessità di ripensare gli spazi per rispondere ai bisogni contemporanei.
Proprio nei contesti di maggiore fragilità, l’architettura non può essere esclusa.
Una domanda abitativa che sta cambiando
La crisi della casa coinvolge oggi una pluralità di soggetti, ben oltre le fasce tradizionalmente destinatarie delle politiche sociali.
Durante la giornata sono stati richiamati i dati relativi agli studenti universitari: chi studia al Politecnico di Torino spende mediamente 427 euro al mese per l’affitto, mentre in Piemonte quasi 9 mila borsisti fuori sede non dispongono di un posto alloggio pubblico.
Il problema non riguarda soltanto il prezzo. Le condizioni degli spazi abitativi, la possibilità di studiare e lavorare in ambienti adeguati, la sicurezza e l’accessibilità ai servizi sono elementi determinanti della qualità della vita.
Anche il rapporto tra casa e lavoro sta diventando sempre più rilevante. Il contributo di Assolombarda ha evidenziato come la difficoltà di accesso all’abitazione possa condizionare le scelte lavorative, la mobilità e la capacità dei territori di attrarre competenze. Nella ricerca presentata, il 47% degli intervistati dichiara che la questione abitativa ha influito molto o abbastanza sulle proprie scelte di studio o lavoro.
Si tratta di domande differenti che richiedono strumenti e soluzioni diversificati: edilizia pubblica, abitare sociale, locazione accessibile, residenze temporanee e formule innovative capaci di integrare abitazioni e servizi.
Dalle misure straordinarie a una politica strutturale
Il Piano Casa arriva in una fase di cambiamento del ciclo degli investimenti pubblici.
In Piemonte, dopo la forte crescita delle procedure di lavori pubblici registrata durante il PNRR, con un picco nel 2023, i valori hanno iniziato a diminuire.
Il Piano Casa può rappresentare l’opportunità per superare la logica della straordinarietà e costruire un flusso più stabile di investimenti, capace di sostenere nel tempo il recupero del patrimonio, la rigenerazione urbana e il lavoro qualificato.
Il sistema delle professioni tecniche ha già dimostrato di saper rispondere alla crescita della domanda: tra il 2020 e il 2023 il volume d’affari degli iscritti a Inarcassa è aumentato di circa l’84%, prima di registrare una flessione nel 2024 confermata da quelle che paiono le proiezioni 2025. È importante che questa capacità non venga dispersa, ma orientata verso obiettivi di interesse pubblico.
Perché le risorse si traducano in interventi, tuttavia, occorre affrontare uno dei principali nodi operativi: la disponibilità di progetti pronti e adeguatamente sviluppati.
Occorre consentire alle amministrazioni di disporre di progetti pronti, anticipando le attività necessarie alla loro preparazione, e costruire modalità di affidamento che valorizzino l’intera comunità professionale, comprese le realtà più piccole ma altamente qualificate.
Le proposte dell’Ordine
L’Ordine degli Architetti di Torino propone di lavorare su tre assi.
Anticipare la progettazione. Attivare fondi rotativi, anche attraverso le finanziarie regionali, per sostenere rilievi, verifiche e progettazione, consentendo agli enti di disporre di interventi pronti da candidare alle misure di finanziamento, con meccanismi di reintegro delle anticipazioni attraverso i quadri economici degli interventi.
Ampliare l’accesso alle opportunità professionali. Costruire accordi quadro articolati in lotti di dimensione adeguata, con requisiti proporzionati e procedure che consentano anche alle realtà professionali meno strutturate di partecipare, valorizzando competenze, qualità del progetto e capacità di innovazione, e non soltanto la dimensione organizzativa.
Rendere la qualità esplicita e verificabile. Integrare negli strumenti di attuazione criteri capaci di valutare prestazioni ambientali, comfort, accessibilità, durabilità, costi di gestione nel tempo, spazi comuni e qualità delle relazioni con il contesto urbano.
Il confronto della giornata ha pure evidenziato l’importanza di mobilitare competenze e capitali pubblici e privati, sviluppando partenariati capaci di ampliare l’offerta di abitazioni accessibili.
La mixité sociale e funzionale, l’integrazione con i servizi e la sostenibilità economica devono diventare componenti della progettazione e della strutturazione degli interventi.
Anche i contributi sulla dimensione europea e le esperienze territoriali hanno mostrato l’importanza di un approccio integrato, in cui accessibilità economica, qualità architettonica e sostenibilità siano affrontate insieme.
Torino disponibile a contribuire alle sperimentazioni
Un risultato significativo della giornata è stato l’avvio di un confronto diretto con il Commissario straordinario Felice Squitieri, anche nella prospettiva del percorso HABITARE EUROPA, che riconosce il contributo delle competenze professionali nell’attuazione delle politiche abitative.
L’Ordine guarda con particolare interesse alla possibilità di sviluppare sperimentazioni territoriali capaci di mettere insieme amministrazioni, enti gestori, professionisti e operatori e Torino e il Piemonte dispongono di un patrimonio di competenze, esperienze e progettualità che può contribuire concretamente a questo percorso.
L’obiettivo, a fianco dell’accelerare il recupero degli alloggi, è quello di sperimentare modalità di intervento ove qualità architettonica, sostenibilità economica e benefici sociali possano rafforzarsi reciprocamente per produrre risultati duraturi.
Non soltanto quante case riusciamo a rendere disponibili, ma quale qualità dell’abitare siamo in grado di garantire. È su questo terreno che l’Ordine degli Architetti di Torino intende continuare a offrire il proprio contributo.






















































