Si è svolto l’8 aprile 2026, presso La Fabbrica delle “e”, il secondo incontro promosso dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Torino dedicato al nuovo Piano Regolatore Generale. L’evento, in collaborazione con la Fondazione per l’architettura / Torino, si è incentrato sulle scelte strategiche e sulle modalità di attuazione del piano, riflettendo sul ruolo dei professionisti nella trasformazione urbana.
Dopo i saluti istituzionali della Presidente dell’Ordine Roberta Ingaramo e della Presidente della Fondazione Alessandra Siviero, l’incontro è stato articolato in più momenti di approfondimento. Una prima introduzione di carattere storico e descrittivo, a cura di Daniela Cevrero (Dirigente della Città di Torino), ha anticipato il confronto tra Roberta Ingaramo e l’Assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, volto a discutere le visioni su Torino a partire dal piano. Il dialogo ha messo al centro il tema della città post-industriale, il ritorno della produzione in forme diffuse e il contributo dei professionisti in un sistema più adattivo.
Successivamente, due dialoghi tematici hanno approfondito gli aspetti più tecnici del progetto preliminare, con particolare attenzione alle modalità di applicazione degli strumenti della salvaguardia e della perequazione, insieme a Giovanni Alifredi (Architetto urbanista) ed Ezio Micelli (Docente di Economia del progetto presso IUAV). L’incontro è stato moderato dalla giornalista Stefania Aoi.
L’Assessore Mazzoleni ha ricordato come il piano sia oggi in una fase avanzata: nel corso dell’incontro è stato ripercorso l’iter di costruzione del piano, che porterà alla consegna del progetto definitivo entro dicembre 2026 e alla sua approvazione prevista per febbraio 2027. Il progetto preliminare si configura come un corpus articolato di analisi e interpretazioni del territorio, frutto di un lavoro complesso che ha coinvolto circa settanta professionisti, con una significativa partecipazione femminile.
Ampio spazio è stato dedicato alle modalità attuative del piano, concepito come strumento in grado non solo di regolare, ma di orientare e governare il cambiamento urbano. Il piano si propone come adattivo, inclusivo e innovativo, in grado di interpretare una città matura, che non cresce più per espansione ma attraverso la trasformazione e il riuso del patrimonio esistente.
Un primo approfondimento ha riguardato il tema della salvaguardia, illustrato da Giovanni Alifredi anche in relazione al quadro normativo regionale. È stata evidenziata la complessità di questa fase di transizione, in cui occorre garantire coerenza tra gli strumenti vigenti e il nuovo piano, evitando contraddizioni e gestendo con attenzione i tempi del passaggio. In questo contesto, è emersa l’importanza di un lavoro condiviso tra enti e livelli istituzionali, così come la necessità di strumenti chiari per accompagnare l’attuazione senza rallentare eccessivamente i processi in corso.
A seguire, il tema della perequazione urbanistica, approfondito da Ezio Micelli, è stato presentato come uno degli elementi centrali del nuovo impianto del piano. In una città che non cresce più per espansione, la perequazione diventa uno strumento fondamentale per continuare a orientare le trasformazioni, garantendo una distribuzione più equa del valore e superando una logica meramente quantitativa dello sviluppo. In questo quadro, il piano apre nuove opportunità per i professionisti, valorizzandone il ruolo progettuale e la capacità di proposta all’interno di un sistema più flessibile e orientato agli obiettivi.
Il confronto ha toccato anche una riflessione più ampia sul futuro di Torino, una città chiamata a reinventarsi dopo un lungo periodo di stagnazione, valorizzando inclusione, attrattività e nuove forme di produzione urbana diffuse e integrate nel tessuto cittadino, capaci di attrarre giovani talenti e competenze.




















