Il tempo della montagna. A Torino il docufilm sull’abitare alpino

Grande partecipazione per la proiezione del docufilm dell’Associazione Architetti Arco Alpino “Il tempo della montagna – ArchitetturAlpinA in dieci storie”, che si è tenuta il 19 marzo al Cinema Romano di Torino, promossa dall’Ordine degli Architetti di Torino in collaborazione con l’Associazione Architetti Arco Alpino e la Fondazione per l’architettura / Torino.

Ad aprire l’incontro i saluti istituzionali della Presidente dell’Ordine Roberta Ingaramo e della Presidente della Fondazione Alessandra Siviero. La Presidente dell’Ordine ha sottolineato il valore dell’iniziativa come espressione di un percorso di ricerca portato avanti dall’Associazione Architetti Arco Alpino nell’arco di dieci anni. Un progetto, quello del docufilm, capace di mettere in luce esperienze significative di architettura contemporanea nei territori montani italiani, restituendo attraverso i dieci casi studio una pluralità di approcci, usi e modalità di intervento, tra cui anche una realtà delle valli torinesi, scelta direttamente dall’Ordine.

Nel suo intervento, Paolo Giordano, Consigliere dell’Ordine delegato AAA, ha ripercorso la nascita e l’evoluzione dell’associazione, che nel 2026 celebra il suo decennale. Nata dall’iniziativa di nove Ordini, oggi diventati dieci, l’associazione ha sviluppato nel tempo progetti e attività che hanno contribuito ad aprire il dibattito sull’architettura contemporanea nelle aree alpine.

A seguire, Alessandro Cimenti dell’Associazione Architetti Arco Alpino ha evidenziato come il docufilm rappresenti uno dei progetti più complessi e maturi dell’associazione: un lavoro sviluppato nell’arco di tre anni che pone al centro non solo la qualità architettonica e il paesaggio, ma soprattutto le persone. Le storie raccontate sono infatti costruite a partire dalle voci di chi vive quotidianamente la montagna, restituendo un racconto corale e profondamente umano.

La proiezione è stata seguita dal talk intitolato “Abitare la montagna oggi”, moderato da Luca Gibello, giornalista, storico e critico di architettura, che ha guidato la conversazione tra Monica Morazzoni, docente di Geografia Umana all’Università IULM di Milano, e Davide Longo, scrittore e sceneggiatore. Un dialogo volutamente aperto a sguardi non strettamente legati alla professione di architetto, capace di ampliare la riflessione sull’architettura oltre i confini della pratica progettuale.

Dal confronto è emersa l’importanza di raccontare la montagna a partire dalle comunità che la abitano, superando una visione stereotipata che la riduce a semplice scenario. Il docufilm è stato riconosciuto come uno strumento efficace per restituire la complessità di questi territori, mettendone in luce criticità e potenzialità, anche alla luce delle trasformazioni legate ai cambiamenti climatici e alle pressioni generate dai grandi eventi e dal turismo di massa.

Tra i temi affrontati è emersa proprio la questione del turismo, inteso come elemento che incide profondamente sugli equilibri delle aree alpine: da una parte risorsa economica fondamentale per molte vallate, dall’altra fattore che richiede un’attenta progettazione per evitare squilibri e perdita di identità. Il confronto ha evidenziato la complessità di immaginare modelli sostenibili, capaci di coniugare accessibilità, qualità dell’esperienza e tutela del paesaggio, insieme alla necessità di ripensare le modalità di abitare la montagna, tra nuove forme di “restanza” e processi di ibridazione culturale.

L’incontro ha restituito l’immagine di una montagna contemporanea attraversata da tensioni e opportunità, in cui l’architettura può svolgere un ruolo fondamentale come strumento di mediazione tra ambiente, comunità e trasformazioni in atto. Un contesto in cui è necessario, forse, accettare anche tempi lunghi di cambiamento, propri di territori complessi e delicati.

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